UN DOPPIO TEMPO, UN DOPPIO MOVIMENTO di Roberta Lisi

Autore: robertalisi
Data di pubblicazione: 15 September 2008
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Continuo a pensare che ci sarebbe bisogno - che la Sinistra nelle sue attuali molteplici dimensioni abbia bisogno - di un doppio tempo della riflessione. Lo pensavo subito dopo l’esito delle elezioni del 13 e 14 aprile scorso, lo penso ancor di più oggi a quasi 5 mesi da quei giorni.
Abbiamo bisogno di un tempo fatto di lentezza, di scavo, di analisi e di confronto per comprendere le ragioni profonde, e che vengono da lontano, di quella che non è stata una semplice sconfitta ma la fine della sinistra politica così come l’abbiamo conosciuta. Lento perché esiste la necessità di capire dove, come e quando abbiamo cominciato a creare le premesse e le ragioni di quella che è innanzitutto una sconfitta culturale e sociale e solo poi, e come effetto di queste, politica ed elettorale.
Per cominciare questo scavo dobbiamo tornare all’inizio degli anni 80 e tornare a riflettere su quella che fu la vera prima grande sconfitta probabilmente troppo in fretta archiviata e non compresa nelle sue possibile conseguenze, quella ai cancelli della Fiat. In quell’autunno è cominciata a finire l’esperienza “professionale” ma soprattutto politica di partecipazione dei lavoratori al lavoro, ed è cominciata ad affermarsi la mercificazione del lavoro che oggi si esalta nella sostanziale sovrapposizione tra le merci prodotte ed il lavoro che serve a produrle: uomini e donne ricondotti a semplici merci per la produzione di merci. Allora davanti a quei cancelli non si è consumata una lotta sindacale per risolvere una tra le tante ristrutturazioni industriali. Lì si è celebrato l’inizio di un percorso il cui obiettivo era ed è quello del ridimensionamento della soggettività dei lavoratori e delle lavoratrici, di annullamento progressivo delle loro libertà, processo indispensabile all’affermazione di un capitalismo senza vincoli, senza neanche quello delle donne e degli uomini, che si gioca su un mercato sempre più grande. E che ha certamente bisogno di allargarsi e che quindi assume la guerra come uno degli strumenti per la propria conservazione e affermazione.
Quanto abbiamo capito questo? Credo davvero poco se anche in casa nostra, intesa come centro sinistra, si è parlato e si parla ancora di flessibilità buona contro precarietà da attenuare con gli ammortizzatori sociali, senza nemmeno intravedere che non si sta affrontando il tema della semplice organizzazione della produzione ma qualcosa di molto più profondo e paradigmatico. E se ancora ci interroghiamo se possa esistere un utilizzo della guerra come strumento per affrontare il “terrorismo” e non ci accorgiamo che il mondo si sta riarmando come non mai sacrificando sull’altare della “sicurezza” risorse economiche e ambientali senza che questo crei scandalo e reazione.
Si potrebbe proseguire davvero a lungo nel elencare i “fatti” che si sono susseguiti nel corso di quel decennio e che come fatti sono stati registrati dalla nostra coscienza collettiva e troppo poco sono stati percepiti come grande modificazione di senso e di cultura. Dalla proletarizzazione del lavoro intellettuale che non avendo però la fabbrica come luogo di costruzione di identità non ha elaborato quella che una volta si sarebbe chiamata “coscienza di classe”, all’affermarsi dell’io individuo contro il noi sociale; all’avvento – era l’84- delle televisioni private che hanno cambiato il modo di percepirsi e la cultura di massa. Si potrebbe proseguire, anzi si dovrebbe e si dovrà non solo nell’elencazione ma nella analisi di quei fatti.
Ma oggi c’è anche e prepotente l’urgenza del tempo corrente. Si perché anche di quel che sta succedendo oggi, credo si vedono solo i fatti ma è come se fossero scollegati l’uno dagli altri e non parte di un disegno complessivo. Ed è questa la vera bravura di Berlusconi e dei suoi: un susseguirsi di fatti apparentemente scollegati e che vengono nascosti da “bellissimi” fiocchi (efficace metafora usata da Concita De Gregorio) che deviano il fuoco dell’osservazione dal disegno complessivo. Dal compimento definitivo di quanto cominciato trent’anni fa. E non è la truffa della privatizzazione dell’Alitalia –certamente assai grave - né la schedature attraverso le impronte delle mani dei bimbi rom – ancor più grave ed allarmante. No, quel che poco si percepisce è il cambio sostanziale ma strisciante della Costituzione materiale, del patto di convivenza che è alla base del nostro essere società e nazione. E il tutto avviene quando va bene per leggi ordinarie, più spesso per atti amministrativi. Si privatizza la scuola e la sanità dimenticandosi che istruzione, formazione e salute sono diritti costituzionalmente tutelati. Si afferma che se il presidente del consiglio dichiara un qualunque avvenimento “Emergenza nazionale” i diritti dei cittadini interessati dall’emergenza sono diversi e inferiore di quelli degli altri ed allora i rifiuti che in Lombardia sono considerati tossici e conseguentemente trattati, in Campania diventano “normali” e conseguentemente non trattati mettendo a rischio la salute di chi ci vive accanto. Si riducono spazi di democrazia destinando a rapida e certa chiusura testate e giornali anche piccoli ma fondamentali per la libertà di informazione, anch’essa sancita costituzionalmente, a cui per decreto si sono tolti contributi economici che invece sono stati confermati a chi ha alle spalle grandi editori (magari Confindustria e Mondadori) che acquistano pubblicità da Pubblitalia.
Anche questo elenco potrebbe proseguire e anche in questo caso quanto stiamo capendo, quando vediamo il disegno complessivo?
E’ da queste domande che, a mio giudizio, deriva la necessità di un grande e nuovo soggetto della sinistra che sappia produrre analisi, sapere, cultura e possibilmente risposte e reazioni. Un soggetto di Sinistra che sappia mettere insieme la tanta sinistra che c’è e che agisce nella società e che non trova una sua forma nella politica. Come nasce? Mario Tronti a Viterbo negli scorsi giorni ci diceva dal basso e dall’alto, con un doppio movimento. Dal basso, appunto dalle tante sinistre che ci sono e che si trovano e si riconoscono dandosi un percorso comune, dall’alto attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di gruppi dirigenti, sociali, intellettuali e politici, che gramscianamente si assumono questo compito.
Anche Sinistra Democratica deve compiere un doppio movimento. E’ nata un anno e mezzo fa proprio con lo scopo di essere un soggetto in grado di favorire la rottura di steccati e di costruire con altri un nuovo soggetto ed è questo lo spirito con il quale a Chianciano nella sua prima Assemblea nazionale ha proposto l’appuntamento del 20 di settembre, la Costituende della Sinistra.
Questo è deve rimanere il suo obiettivo e il suo senso. Ma per riuscirci Sd deve oggi costruire e radicare se stessa per poter con più efficacia mettersi al servizio di un progetto più grande.
Le sfide sono tante e urgenti . E difficilissime, ma non ci sono alternative.
Dobbiamo capire il tempo passato, per affrontare con efficacia il brutto e pericoloso tempo presente. Dobbiamo costruirci per contribuire a far vivere ciò per cui siamo nati.

Questo intervento è stato inserito da robertalisi.


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