POLITICA E DIGNITA’

Autore: stefanovai
Data di pubblicazione: 2 January 2009
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Il suicidio di Nugnes è un fatto molto grave e nessuno deve permettersi di giudicare il gesto in sé, perché nessuno può entrare nei pensieri di chi arriva a togliersi la vita.
Giudicare il suo operato è un diritto di tutti, ma affermare che si è trattato di un atto di dignità va oltre i limiti della decenza e solo un politico è capace di tanto. La nostra virtuosa Iervolino aggiunge che questo atto di dignità è mancato ad altri: voleva forse dire che i colpevoli del nuovo scandalo avrebbero dovuto suicidarsi per riacquistare la dignità perduta?
Nello stesso tempo convalida l’azione della magistratura prima ancora della sentenza che è cotro principio della legalità, ovviamente dove la magistratura agisce correttamente.
La parola “dignità” ha un significato diverso e si basa su comportamenti ben più nobili di fronte alle responsabilità per una condotta di vita dedicata ad intrallazzi di vario genere.
La nostra loquace Rosa, che si autodefinisce paladino della moralità con le sue azioni del passato, ha perso completamente la poca dignità che aveva. Un sindaco viene eletto per guidare una città e deve essere ben certo che la giunta da lui preseduta non sia composta da una congrega di faccendieri dediti ad intrallazzi di ogni genere. La portata dei fatti imputati è talmente grande e capillarmente diffusa che dovrebbe dimettersi per almeno due motivi: il primo e più importante è per “dignità “, il secondo per la vergogna dell’accaduto nel corso del suo mandato.
Senza volerla giudicare corresponsabile delle malefatte, visto che al momento è solo sentita come “teste informato” dei fatti, ha la sfrontatezza di voler continuare ad essere sindaco di una città piena di rifiuti indifferenziati anche nella sua giunta. Dignità sarebbe ammettere di essere stata incapace ad assolvere l’incarico affidatale dagli elettori e chiedere umilmente scusa a tutti.
Invece è orgogliosa di fare coppia con il suo degno predecessore incapace anche lui di farsi da parte in seguito alle sue inadempienze.
A questo punto mi chiedo che cosa debba fare un amministratore della cosa pubblica per essere messo a riposo prima della fine del suo mandato.
Non solo la Iervolino e i compagni di merenda sono colpevoli, “ma anche” buona parte della classe politica, che non insorge drasticamente con dei fatti e non solo con dei proclami davanti a tanto malaffare, è priva di dignità.
Villari è stato espulso dal partito solo per non aver ubbidito agli ordini: cosa ben più grave, secondo la direzione del partito, di aver commesso reati civile e penali.
La sinistra che si attribuiva il merito di essere paladino della moralità quando non era inquisita, ammorbidisce i toni e diventa più duttile davanti all’impellente riforma dell’ordine giudiziario. Non sarà mica una ritorsione verso quella magistratura che fino ad oggi è stata così benevola nei suoi confronti?
Per l’anno nuovo mi auguro che molti politici abbiano la dignità di togliersi dai piedi anche senza far rumore: l’importante è che non continuino ad offendere la stragrande maggioranza silenziosa degli italiano onesti.. So però che questo non accadrà e mi limito ad augurare a tutti una buona salute che è la sola cosa che ci può compensare di tanto sfacelo.

Con profondo disgusto

Stefano Vai

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