Pichetto … d’onore

Autore: loriscosta
Data di pubblicazione: 7 July 2008
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Diciamo che abolizione dell’ici sulla prima casa d’abitazione (e sulle relative pertinenze) da parte del Governo ha comportato alcuni problemi imprevisti. Vorrei brevemente ricordare che tale imposta ha natura patrimoniale, perchè incide direttamente su un oggetto che di fatto è di proprietà di colui che poi è chiamato a pagare. E’ giusto ricordare che senza il provvedimento di totale esenzione dal tributo si sarebbe comunque avuta una riduzione, già prevista nella finanziaria per il 2008 da Prodi. La volontà politica di rispettare l’impegno elettorale da parte dell’attuale maggioranza ha consentito di dare seguito a quanto detto in campagna elettorale.

L’ici era ed è inoltre, per la parte ancora vigente, una imposta federale perchè consente ai Comuni di fare cassa senza intermediari e di modulare aliquote e detrazioni a seconda di situazioni contingenti e apprezzamenti politici locali. Quindi l’abolizione ci interroga su diverse conseguenze: la perdita di gettito e l’opportunità di intervento statale nel livello di prelievo che in gran parte si risolve con un vantaggio in loco, e la possibilità degli enti locali di primo livello di modulare interventi per i servizi a vantaggio della cittadinanza rispondendone direttamente.

Certo l’area di intervento del governo Berlusconi esclude ville, abitazioni di lusso, alberghi e castelli e avrebbe dovuto avere un costo stimato in 2,5 miliardi, cifra comprensiva anche degli 800 milioni già individuati dal precedente governo. Tali cifre erano state confermate anche da Osvaldo Napoli, vice-Presidente dell’Anci, l’Associazione dei Comuni d’Italia. Un provvedimento la cui copertura era quindi data per scontata, priva di ostacoli e intesa a ripianare la perdita di gettito che a seconda del comune può avere incidenza diversa (a Torino per esempio il costo è di circa il 10% del bilancio, quindi a detta dello stesso Sindaco Chiamparino, non eccessivamente gravosa).

Ma poi sono emerse alcune problematiche relative all’applicazione del provvedimento di abolizione. Una delle più evidenti ha riguardato la parte riservata ai comuni nella determinazione con regolamento comunale della concessione in comodato d’uso di un immobile. E’ possibile considerare abitazione principale ai fini ici l’abitazione che venga dal proprietario – cioè colui che è soggetto d’imposta – data a titolo di liberalità (gratuito) a parenti entro un certo grado. Alcuni comuni considerano i parenti solo al primo grado, altri estendono il regime al terzo. Determinando situazioni molto differenti. Di fatto avendo ex-ante ed ex-post la possibilità di mutare la condizione sostanziale del soggetto d’imposta. E quindi non dando certezza sugli effetti del provvedimento che interessa i proprietari che beneficiano di ulteriori possibili forme di detrazione di cui la legislazione nazionale non ha necessariamente piena conoscenza (non potendo conoscere tutti i regolamenti comunali).

E c’è di più. Lo riporta oggi su La Repubblica di oggi 6 luglio Eugenio Scalfari, e siccome la notizia viene direttamente dal relatore della commissione bilancio di Palazzo Madana che è del Pdl, vale la pena riferirla integralmente per poi trarre una conclusione. Il taglio dell’Ici ha una copertura di 2.600 milioni di euro, ma gli uffici della Camera e del Senato hanno scoperto che quel provvedimento costerà molto di più. I tecnici del Senato hanno quantificato il costo del provvedimento in 3,7 miliardi, il relatore della Commissione bilancio, Gilberto Pichetto del Pdl, è arrivato a 3,5 miliardi, 900 milioni in più della copertura esistente. Dunque il Tesoro ha spedito in Parlamento un provvedimento “scoperto” per il 35-40 per cento. Incoscienza, incapacità o abilità truffaldina? Tanto, almeno in prima battuta, il taglio dell’imposta grava sui Comuni.

La notizia era già stata ripresa da Radio 24 nei giorni scorsi e ci pone di fronte ad un interrogativo. Tremonti dice che non ci sono tesoretti; a quanto pare non fa i conti giusti. Lede il principio del federalismo impositivo. Non sarà per caso che il governo e il suo massimo esponente economico abbiano esagerato e affrettato un provvedimento popolare ma sicuramente complesso e insidioso? A me pare che siamo alla beffa: Calabria e Sicilia che dovranno contrarre investimenti (!) non bastano, ora si rimette in discussione la copertura dell’intero provvedimento. Come inizio, per Berlusconi e Tremonti, non c’è male. E grazie a Cicchitto che sosteneva a maggio a Ballaro’:“…tagliamo l’ici per dare più soldi ai cittadini e far ripartire i consumi…”.

Questo intervento è stato inserito da loriscosta.


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