Data di pubblicazione: 20 August 2008
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Ovunque ti giri è un bollettino di guerra. Comunque la prendi il pD da segnali di crisi, ormai
si dovrebbe pienamente superare la retorica del partito giovane che deve radicarsi. Cose
del passato, un ritornello consunto che stanca. Ad esasperare la tensione ci pensano i
“gerarchi” locali, senbra di assistere ad un tutti contro tutti. Cosa poi ci capisca l’elettore
medio è difficile capirlo. Una cosa mi pare più evidente di altre: le grandi città o le realtà
regionali dove si dovrebbe avere un polso della situazione migliore, una classe dirigente più attenta e più allenata alla gestione dei conflitti sono altrettanti focolai di crisi. Difficile dire in ogni singolo caso cosa stia davvero succedendo o chi abbia davvero ragione.
E neanche ci aiuta il segretario nazionale. Veltroni è sotto tiro, forse nel partito ci sono complottardi di professione ma più o meno è unanime l’idea che non abbiamo un profilo come opposizione, che non si capisce cosa fosse il dialogo, non si sa se riprende. E’ come se Veltroni esercitasse una sorta di pensiero laterale, un “ma anche” sbrigativo e diversivo che unisce buone intenzioni e nobili sentimenti ad una crisi profonda. Servirebbero idee nuove invece si ragiona come riflesso condizionato: dal passato, dalla difficoltà di dare un senso compiuto alla nostra politica. Soli? Eravamo con Di Pietro. Soli? Cerchiamo Casini. Soli? Sì, sembra che Casini torni da Silvio a casa, nella grade casa del Pdl. Soli? Ma no, dialoghiamo con Fava e Angius. Salvo dover dire chiaro che se Fava rientra per le Europee il gioco è subito scoperto: il ceto dirigente di altri partiti (Sd) non si sottomette alle regole del Pd, Fava si fa un mandato in più in Europa. Però avremmo un accordo. Un modo elegante per dire: non solo pD ma anche Sd. E il dialogo va.
Si potrebbe teorizzare, forse ironizzare all’infinito. Se il problema non fosse di quelli seri. Cioè: il pD ha una identità? La sa comunicare? O siamo in una sorta di limbo, un attendismo che impegna solo a vedere lo sfaldamento del Pdl in attesa di tornare al governo? E’ un modo poco appassionante di fare politica. Questo non è quello che in molti vogliono da un partito. Se la maggioranza del partito vuole questo anche questo andrebbe dichiarato. Non c’è nulla di male: i centri studio, le fondazioni, i cronisti e i commentatori: categorie fuori dalla nuova concezione di un partito, diretto dall’alto. La proposta venga da altri, qui produciamo solo una classe amministratrice, pronta a sfruttare il vento e a prendere la sospirara poltrona nelle istituzioni. E’ una scelta. Oppure si può fare un congresso, per tesi o per tessere ma il risultato sarebbe diverso? Anche qui se i dirigenti vengono sottoposti a primarie che sono di facciata e non consentono un libero confronto allora si determina un equilibrio falso. O forse qualcuno pensa che se davvero Bersani avesse sfidato Veltroni l’anno scorso saremmo davanti a qualcosa di diverso? Io penso che su Veltroni si sia prodotto un falso unanimismo, il confronto vero è un’altra cosa.
Il punto che a molti sfugge mi sembra un altro. Intendiamoci: lascio a Veltroni il suo compito di guidare il partito, di fare una proposta credibile per il rilancio oppure di farsi da parte. Sarebbe un atto di forte coerenza. Si potrebbe sempre dire: gli hanno impiedito di guidare il pD. Ma adesso vedo un pericolo molto più serio. Purtroppo esiziale per il pD.
Se un partito inizia a criticare i suoi amministratori si produce sul territorio una dualità di difficile spiegazione. E’ come dire che un partito non accetta la politica dei suoi amministratori, che pensa di poterne fare un’altra, magari migliore. Il fatto è che questa politica dovrebbe avere un vaglio di tutto il partito, con una discussione preventiva nei circoli e negli organismi dirigenti. Che si discuta poco nel pD lo sappiamo bene, che spesso le riunioni siano formali e poco incisive anche. Ma quello di cui dovremmo da subito farci carico (I care!) è capire cosa è il partito oggi, da chi è formato. Se non c’è ricambio, un ricambio vero nella composizione degli aderenti (o iscritti?) allora un partito chi rappresenta? e soprattutto quale magnifico progetto può ambire a portare nelle istituzioni, sì da potersi mangiare anche i suoi attuali amministratori? Stimo attenti. Gli amministratori attuali (Sindaci, Presidenti di Procince e Regioni) hanno un contatto vero con la gente. Perchè devono rappresentare nelle istituzioni istanze e renderle perseguibili mediante la macchina burocratica. Se il partito ha davvero qualcosa di serio da dire lo dica. Ma se è l’ennesima faida tra ex, se davvero il posto è l’unica ambizione di chi vuol fare politica tanto per starci o per prestigio personale allora si dica chiaramente che il progetto del pD è fallito. Perchè non può essere che gente seria come Soru sia messa in discussione da biscazzieri blasonati che non si rendono davvero conto dei passi avanti che la Saredegna ha fatto son la sua gestione. Dalle coste alla Maddalena.
Da La Stampa:
Sindaci & burocrati
è guerra nel Pd
Dal Piemonte alla Campania, gli eletti sotto assedio
CARLO BERTINI
ROMA
Al piano nobile di largo del Nazareno, in pieno centro di una Roma battuta solo da grupponi di turisti, fervono i preparativi della prima festa del Pd che comincia sabato a Firenze, (e che domenica ospiterà un duetto tra Bossi e Chiamparino) ma dall’aria che tira nel partito in giro per l’Italia ad un anno dalla sua nascita, non sembra che ci sia molto da festeggiare.
Dal caso Torino allo shock dell’Abruzzo (dove si voterà a novembre e non si vede certo una corsa a candidarsi per la poltrona di governatore lasciata libera da Del Turco), dallo scontro sulle correnti alla polemica sul congresso, dal rebus alleanze fino allo strappo con Di Pietro e i girotondi, i primi mesi dopo la sconfitta non portano certo in dote un clima di entusiasmo.
E in molte realtà locali in vista delle amministrative del 2009 va in onda da mesi uno scontro ben poco sotterraneo che porta alla luce un conflitto spesso aspro tra apparati locali e sindaci o governatori eletti dal popolo. «In un partito che ha scelto le primarie come metodo per le candidature è fisiologico», si difendono gli uomini di Veltroni. Ma la confusione da nord a sud regna sovrana e anche ieri gli strascichi delle polemiche sul caso Chiamparino non sono mancati.
«Se ho una colpa da farmi perdonare - ha attaccato il sindaco - è che ho tardato a dire che i partiti devono stare al loro posto». Ma la realtà è che il partito al suo posto non ci vuole stare e la corsa alle poltrone è già cominciata. «Il Pd non è ancora costruito e questo crea tensioni - dice Mercedes Bresso - e ancora non c’è stato nemmeno un congresso. Quando si perdono le elezioni a qualunque livello si vivono momenti difficili, problemi che si risolveranno».
Sarà, ma intanto la corona di spine si allarga giorno dopo giorno e neanche è cominciata la fase del tesseramento che da settembre a fine anno impegnerà sul campo i vari potentati locali alle prese con un regolamento fatto apposta per evitare trucchetti: niente pacchetti di tessere casa per casa, ma solo iscrizioni nei circoli o nei gazebo, di persona e nei quartieri di residenza.
Intanto, dando uno sguardo alle querelle sparse in varie aree del paese, per i dirigenti nazionali del Pd non c’è da stare allegri. In Sardegna il segretario regionale Cabras si è dimesso a luglio perché non è riuscito a trovare un candidato alternativo a Soru per il 2009 e il dualismo tra i due è così forte che durante la campagna elettorale Veltroni faticava a far salire sullo stesso palco entrambi.
A Firenze Leonardo Domenici lascerà dopo il suo secondo mandato e già si profila uno scontro tra due candidature, l’assessore alla sicurezza, Cioni (che chiede le primarie ma non si è ancora scoperto) e una collega di giunta, l’assessore alla scuola, Lastri; con il presidente della provincia, il rutelliano Matteo Renzi che secondo alcune voci starebbe facendo un pensierino su Palazzo Vecchio, così come un altro ex Dl, Lapo Pistelli.
A Bologna, Cofferati affronterà le primarie e se la giocherà (per così dire) con un ex Margherita, il presidente del municipio Santo Stefano, Andrea Forlani. A Napoli bisognerà vedere come finirà la partita di Antonio Bassolino che ha annunciato di volersi dimettere l’anno prossimo da governatore della Campania; finora al primo voto interno per la segreteria provinciale del Pd, il veltroniano Luigi Nicolais ha battuto il bassoliniano Andrea Cozzolino.
A Genova il partito è diviso tra la veltroniana Marta Vincenzi e il dalemiano Burlando che chiede le primarie per decidere il candidato Pd alla Regione nel 2010; mentre la base, scossa dallo scandalo dell’autorità portuale, non ha ancora digerito la storica sconfitta alle politiche con il centrodestra che ha preso più voti in Liguria del centrosinistra.
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