Lettera aperta agli studenti univesitari

Autore: stefanovai
Data di pubblicazione: 17 November 2008
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Mi sono iscritto all’Università nel 1966 ed ho vissuto tutto il periodo della storica protesta studentesca : mi ritengo qualificato a parlarne ed esprimere giudizi, non per “sentito dire”, anche se possono essere considerati di parte per il semplice fatto che sono miei.
Provengo da una famiglia con poche possibilità economiche e, grazie ai sacrifici dei miei genitori ed alla mia voglia di studiare, ho potuto accedere all’Università. Non siamo stati degli eroi, ma semplicemente determinati a raggiungere un obiettivo che per noi significava fare un salto di qualità.
Non abbiamo chiesto niente a nessuno e lavorato sodo: già allora la situazione della scuola non era soddisfacente ed io ho cercato di combattere tutto quello che mi pareva sbagliato ed ingiusto studiando e osservando quali erano i corsi di studio più seri all’interno della facoltà che avevo scelto.
Ho preparato la tesi sperimentale in un laboratorio fra i più qualificati dove bisognava lavorare sul serio e , nello stesso tempo, dove si imparava molto.
Durante questo periodo, che considero il più scomodo, ma fra i più belli della mia vita, ho “combattuto” con chi ha cercato di mettermi i bastoni tra le ruote e, non certo democraticamente, ha spesso cercato di impedirmi l’accesso alle lezioni.
Io non potevo perdere tempo, dovevo raggiungere l’obiettivo il prima possibile e mi irritava vedere sulle barricate principalmente i perdigiorno, i fuoricorso cronici e i figli di papà che arringavano il gregge dei pecoroni per poi andarsene, appena finite le manifestazioni, a bordo di macchine che per me erano un sogno irrealizzabile. Non mancava l’accompagnamento osannante delle ochette di turno
Non ero solo, anzi eravamo in molti a vivere questa situazione ed alcuni venivano da diverse province del Piemonte con sacrifici che rispetto ai miei erano enormemente superiori.
In questa situazione di m…., mi sono laureato nel mese di luglio ed ho trovato lavoro ad ottobre in un’azienda nella quale ho lavorato per 35 anni, 20 dei quali come dirigente.
Alcuni fra i colleghi capibranco si sono sistemati nell’unico settore a loro congeniale: sono diventati politici più o meno importanti.
Il gregge ha continuato a vivacchiare e nel mondo del lavoro non ha superato l’inevitabile esame di ammissione che non concede appelli.
Tutto quanto detto non significa che la situazione deve essere subita tacendo, ma nemmeno seguendo a testa bassa i capibranco organizzati.
Le manifestazioni chiassose, gli slogan, le lezioni all’aperto e il “no a priori” e la contrapposizione dei vari leader e mini-leader non fanno altro che nuocere alla giusta causa di chi vuole veramente un’Università degna del suo nome.
L’opinione pubblica, ed in particolar modo quella di chi combatte tutti i giorni per quadrare il bilancio famigliare, rimane sconcertata e contraria come lo era ai miei tempi: io ho sentito i commenti irripetibili, durante il ‘68 , rivolti a “ quei giovani privilegiati e mangia pane a tradimento che non avevano niente da fare e che volevano continuare a farlo”.Oggi i commenti continuano con lo stesso tono.
Ho due figli che mia moglie ed io abbiamo potuto mandare all’Università ed anche loro hanno fatto le stesse cose che ho fatto io; hanno conseguito la laurea e sono inserti soddisfacentemente nel mondo del lavoro senza mai essere entrati nella categoria dei disoccupati. Conosco molte altre realtà famigliari dove la situazione è analoga e mi chiedo: è solo fortuna o tutte queste coincidenze sono invece frutto di impegno e volontà di affrontare la vita senza pretendere che tutto sia dovuto?
Perchè i vari movimenti si scagliano sempre sui tagli e non sulla necessità di eliminare gli sprechi?
Eliminare gli sprechi non equivale ad aumentare le risorse per chi le merita?
Dopo aver dimostrato che si può spendere meglio si potrà chiedere di avere di più.
Se i fondi venissero aumentati oggi quale fine farebbero? Lascio a voi la risposta!
Anche gli studenti devono avere il loro ruolo nell’individuare i parassiti.
E’certo che l’allenza con chi ha fatto proliferare nella scuola una congrega di baroni , di pessimi insegnanti e di falsi ricercatori non porterà a nessun sbocco positivo..
La parola “ Ricerca” , che molto ricorre in questi giorni, non deve essere una sorta di mondo dei sogni ed un rifugio per i senza lavoro.
Provate a chiedere ai veri ricercatori che cosa vuol dire fare vera ricerca e scoprirete che è un lavoro duro e molto meno aulico di quanto si possa immaginare. Per servire a qualcosa non deve essere basata sullo spreco per scoprire il famoso sesso degli angeli. Già ai miei tempi c’era una fervida attività per trovare una risposta scientifica a questo quesito esistenziale, ma non mi risulta che qualcuno ci sia riuscito:forse è per questo che l’università continua ad occuparsene.
Notate che ho sempre scritto Università con la lettera maiuscola tranne che nel paragrafo precedente. Questo significa che la considero un’ istituzione di grande valore che continua a produrre laureati di qualità, ma in percentuale sempre più bassa.
La soluzione ai suoi molti problemi non può venire solo da governi o riforme più o meno azzeccate. Gli studenti sono la forza che può fare la differenza e per questo motivo devono smetterla di andare in piazza a “far casino”, ma devono pretendere dai loro insegnanti la giusta professionalità e metterli in discussione soprattutto dimostrando che volete studiare e che l’equazione diritti = doveri deve sempre essere soddisfatta.
Mi rendo conto che non è facile a vent’anni ragionare in termini così razionali, ma visto che avete il coraggio di scendere in piazza, sfidare l’opinione pubblica e spesso i propri genitori dovete anche trovarlo per migliorare il vostro mondo dall’interno del sistema.
Mi auguro vivamente che vogliate prendere in considerazione il suggerimento perchè sarete voi il futuro e dipenderà nuovamente da voi migliorare una società che sta toccando il fondo.
Non sono un bacchettone, ma un comune pensionato che ha il privilegio di poter osservare i fatti senza l’ansia ( purtroppo!) di costruirsi un futuro e assolutamente senza colore politico.
Sarò lieto di confrontarmi con chi di voi avrà occasione di leggere la mia lettera.
Auguri a tutti, ma un po’ meno a quelli che guidano il gregge.

stefano_vai@hotmail.com

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