L’occasione fa l’uomo ladro di Arturo Scotto

Autore: robertalisi
Data di pubblicazione: 24 September 2008
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Nel casertano c’è una situazione gravissima, sedici morti in meno di cinque mesi, un’escalation di tipo terroristico dei casalesi che reagiscono alle sentenze di condanna nel processo spartacus e alle reazioni indignate dell’opinione pubblica internazionale scaturite dal successo editoriale di Gomorra.
Cosa fa il governo? Invia cinquecento soldati per presidiare il territorio. Nessuno contesta che possa andare bene in alcune fasi una presenza anche massiccia dello stato, attraverso l’esercito, in zone che sono di fatto contesti di guerra. Come ricorda spesso Saviano, la camorra in poco più di vent’anni ha fatto sicuramente più morti dei conflitti balcanici ed ha anche le sue vittime civili. Dopodichè, accanto a questo annuncio in pompa magna, c’è la vera subdola, scivolosissima operazione: aumento dei centri di identificazione dei clandestini, stretta sui ricongiungimenti familiari, restrizione del diritto d’asili. Ecco qui disvelatosi interamente il pensiero del governo: certo, i casalesi sono il male assoluto, ma – come Bossi ha insinuato nei giorni scorsi – anche gli immigrati su quel territorio se la sono cercata. Come se ci potessero essere delle gerarchie su base etnica di chi delinque, spaccia e fa il racket. La domanda dunque è più che lecita: qual è il nesso tra i soldati e l’ennesimo piano di espulsione degli immigrati? Qual è la vera emergenza nel mezzogiorno, quella che non dovrebbe far dormire la notte ministri, deputati, amministratori, prefetti e questori? La camorra, non chi direttamente o indirettamente ne subisce il dominio. Che ci siano attività criminali appaltate a clandestini e comunità di immigrati non è assolutamente
falso. E’ un dato, purtroppo amaro, della realtà. Esse vanno colpite senza alcuna esitazione. Ma che le vittime vengano – nel caso specifico – messe sullo stesso piano dei carnefici è qualcosa di davvero inquietante. Non vorremmo che quest’ennesima recrudescenza di fuoco dei casalesi anziché far prendere coscienza del fatto che questo paese sta scivolando sempre di più nell’intolleranza e nel razzismo ( le mafie nel sud da questo punto di vista stanno giocando un ruolo decisivo, da non sottovalutare, come nel caso di ponticelli), venga considerata come la occasione buona per un altro repulisti. Certo, a Maroni, Bossi e La Russa avrà dato molto fastidio vedere duecento neri che improvvisamente escono dalle viscere dell’inferno in cui erano stati ricacciati dal fallimento di uno stato non solidale, dalle loro case diroccate senza luce né acque, dai campi di pomodoro dove si spezzano a cottimo la schiena per dodici ore al giorno, dalle fabbriche tessili disseminate nell’hinterland più devastato socialmente, ambientalmente e architettonicamente d’Europa, per rivendicare la verità e la giustizia contro il commando di sei camorristi che da mesi imperversa nella terra delle bufale. Brutte facce, avrà avuto da ridire qualche benpensante. E’ invece il grido di dolore della nostra cattiva coscienza, le memorie dal sottosuolo di un paese ricco e ineguale che si materializzano, i volti di chi ha cercato un po’ di fortuna qui e non trova alcuna differenza tra Castelvolturno e Nairobi. Forse anziché mettere insieme militari e fogli di via, se Berlusconi avesse impiegato un po’ di soldi per i mediatori culturali, per lo sportello dell’immigrazione che non c’è, per qualche ispettore del lavoro in più, per completare gli organici stanziali del commissariato di polizia di Castelvolturno, avrebbe davvero disorientato i un’opinione pubblica assuefatta all’idea di legge, ordine e caccia all’immigrato. Avrebbe fatto un’operazione pedagogica, spiegando che qualsiasi colore della pelle un uomo o una donna, la legge è uguale per tutti. Un’altra occasione sprecata, cavaliere. Ancora una volta la destra italiana mostra il suo vero volto: semplificare problemi complessi, utilizzare slogan piuttosto che recidere grandi nodi strutturali di una società complessa e frastagliata.
E’ anche di questo che andremo a parlare con il sindaco e la giunta di Castelvolturno, con le comunità di migranti e con gli operatori sociali, sabato mattina prossimo con Claudio Fava.
Una visita non propagandistica, ma la testimonianza che esiste e lavora un’altra idea di sud e di politica.

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