Ancora di più urge opposizione di Luciano Pettinari

Autore: robertalisi
Data di pubblicazione: 30 March 2009
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Dal predellino di piazza S.Babila all’ossessivo ritornello “meno male che Silvio c’è”, suonato ogni volta che Lui entrava in sala. Così è nato il PdL. Una vera e propria celebrazione di Berlusconi che, di volta in volta definito “eroe-uomo della provvidenza-salvatore della patria”, è eletto capo del partito all’unanimità dei delegati. Si dice che fossero seimila, in quali assise siano stati eletti non è dato sapere.
Le critiche, peraltro pesantissime e assai interessanti, almeno sui temi della laicità, vengono esclusivamente dall’intervento di Gianfranco Fini, che ci tiene però a precisare che le sue sono consapevolmente posizioni di minoranza e che si augura vengano almeno discusse in un prossimo futuro. Sembra il canovaccio di una rappresentazione teatrale a metà tra il comico e il paradossale, ma si tratta invece di questioni molto serie e pericolose per la democrazia di questo paese.
La nascita del PdL è il vero capolavoro di Berlusconi. E’ infatti il trionfo di tutto ciò che, in questi anni, ha teorizzato e cercato di praticare: uno sfrenato populismo, la voglia di ridurre al minimo la rappresentanza tanto degli alleati quanto degli oppositori, la visione carismatica e non collettiva della politica, la ricerca della delega personale senza alcun vincolo democratico.
Un ostacolo a questo progetto poteva essere rappresentato da AN, partito più strutturato e potenzialmente in grado di contendere a Forza Italia la leadership del centrodestra.
Le ambizioni di AN sono però venute meno con il crescere del sottopotere sapientemente distribuito ai cosiddetti colonnelli di Fini, velocemente diventati convinti sostenitori del nuovo capo (almeno fino a quando durerà il governo e la conseguente spartizione dei posti). E’ stato così facile inglobare AN e indurre Fini a condurre la sua personale e defilata battaglia politica cercando di qualificarsi più statista e più democratico di Berlusconi, pensando a garantirsi funzioni istituzionali per l’oggi e forse per il domani.
Quella che si è affermata nel nostro paese, trovando il suo apice nella kermesse del PdL, è una visione non solo politica ma soprattutto culturale. La cattiva politica, praticata spesso anche nel centrosinistra (pensiamo a tante amministrazioni locali), ha alimentato l’insediarsi del populismo berlusconiano e, per contrastarne il suo consolidamento, è necessario fare emergere un’alternativa chiara a tutto ciò che Berlusconi rappresenta. Non è utile, e invece lo ha fatto ancora una volta il PD per bocca di D’Alema, lasciare intendere che con questo governo è possibile avviare una fase costituente per le riforme. E’ necessario, al contrario, costruire una forte opposizione a questo governo. E per contrastare il dilagare della logica berlusconiana si deve mettere in campo una politica capace di favorire la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini. Occorre individuare i problemi concreti e saper organizzare i soggetti più colpiti dalla crisi economica nell’iniziativa politica per raggiungere obiettivi precisi e condivisi, contrapponendo così al soggetto politico “dell’uomo solo al comando” un altro progetto politico, quello della creazione di un moderno partito di massa, realmente di sinistra, non per mera autodefinizione, ma per capacità di rappresentare in concreto gli interessi dei settori più deboli della società.

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